Rossi

16 febbraio 2013 § Lascia un commento

Ad un certo punto iniziarono a comparire dei fiori sull’attraversamento pedonale, fiori avvolti in carta velina e in plastica. Fiori di ogni tipo, mazzi di rose rosse, semplici petunie, margheritine che volavano via al primo vento, alcune erano agganciate agli altri fiori con elastici, nastri, lacci da scarpe. Non si poteva più passare, quelli che sembravano degli ex-voto floreali invadevano tutte le corsie e portavano suggestione. Prima su uno, uno dei più grandi e poi su tutti. Gli ambientalisti ancora non protestavano, i fiorai si facevano ricchi, chiudevano prima uno, poi due tre giorni a settimana, la merce scarseggiava. Le via erano invase da fiori e pupazzetti, targhe, cartoncini scritti a mano, qualcuno si avventurava e lasciava tavolette di legno intagliate.
Poi, i grossi mazzi li lasciavano davanti casa, davanti casa mia. Una mattina li ho calpestati, non li avevo notati. Andavo al lavoro. Li notai di fronte a tutte le porte, a molte porte, non a tutte, mazzi di fiori appoggiati. La sera erano ancora lì. Ogni tanto spuntava una targhetta, un bigliettino, con la grafia tremolante che diceva grazie, grazie o spero di incontrarla di nuovo scritta con un tratto energico.
Qualcuno iniziò a ricevere degli omaggi più sostanziosi, pandori, ceste piene di salumi.
Una mattina, una delle solite mattine, aprii la porta e trovai un anziano signore. Gli chiesi cosa stesse facendo, mi disse che mi portava i suoi omaggi. Era un pedone e mi ringraziava per non averlo investito mentre attraversava la strada e come lui tanti. Tanti pedoni che portavano la loro gratitudine ai loro salvatori, che li avevano ancora una volta risparmiati. Rintracciavano gli automobilisti dalle loro targhe e portavano loro i doni, le offerte, i doni e poi se ne andavano mestamente, mentre i prati, i parchi intorno alla città deperivano, depredati dei loro frutti.